
Siamo arrivati a quel punto dell’anno in cui le giornate si allungano, ma la pazienza e le energie sembrano accorciarsi drasticamente. Per chi si occupa di DSA e ADHD, maggio è il mese del “rush finale”: quel periodo frenetico fatto di interrogazioni di recupero, verifiche dell’ultimo minuto e la fatidica rincorsa ai voti.
Spesso, come professionisti, vediamo ragazzi che arrivano a questo traguardo con il fiato corto. Ma cosa succede davvero nella testa di uno studente con DSA o ADHD in queste settimane?
La fatica invisibile del recupero
Mentre per molti studenti si tratta di fare un ultimo sforzo, per un ragazzo con ADHD o un disturbo dell’apprendimento il carico cognitivo di maggio può diventare insostenibile. Non è solo questione di studiare di più; è la gestione della pianificazione che salta. Dover tenere a mente tre scadenze diverse nella stessa settimana e contemporaneamente gestire l’ansia da prestazione è una sfida che mette a dura prova le funzioni esecutive. Il rischio, in questi casi, è il “blocco“: lo studente sembra pigro o svogliato, quando in realtà è semplicemente in burnout.
Strategie di sopravvivenza (per ragazzi e genitori)
In questo scenario, la strategia migliore non è aumentare la pressione, ma cambiare la prospettiva. È fondamentale, ad esempio, imparare a “potare” il superfluo. Non è questo il momento di puntare alla perfezione in ogni materia, ma di identificare gli obiettivi minimi e realistici per chiudere l’anno con serenità.
Un altro punto cruciale riguarda gli strumenti compensativi. Molti ragazzi, stanchi di sentirsi “diversi” o semplicemente esausti, tendono ad abbandonare mappe e sintesi vocale proprio ora. È invece il momento di ricordare loro che quegli strumenti non sono un vantaggio ingiusto, ma la “protesi” necessaria per non disperdere energie preziose e concentrarsi solo sui contenuti.
Un clima familiare più disteso
A casa, la parola d’ordine dovrebbe essere validazione. Frasi come “manca poco, dai il massimo” spesso ottengono l’effetto opposto, aumentando il senso di colpa in chi sente di non avere più pile. Molto più efficace è riconoscere la fatica: “Vedo che sei stanco e capisco perché lo sei“. Sentirsi compresi nelle proprie difficoltà oggettive spesso sblocca più risorse di qualunque incitamento motivazionale.
In definitiva, l’obiettivo di questo mese non dovrebbe essere solo il voto in pagella, ma preservare il benessere psicologico per evitare di arrivare alle vacanze completamente logorati. Se l’anno scolastico si chiude con un senso di sopraffazione o di scacco, l’estate non basterà a ricaricare le energie necessarie per il futuro.
Buon lavoro a tutti gli studenti, ai genitori e ai colleghi che li accompagnano in questa volata finale.

